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Volpino italiano

Schede

Standard F.C.I. n.195

Aspetto generale: spitz di piccolo formato, molto raccolto e armonico.
Taglia: da 27 a 30 cm i maschi e da 25 a 28 cm le femmine.
Testa: a forma di piramide, è lungo il 20 per cento dell'altezza al garrese. II cranio è di forma sagittale. Lo stop è accentuato. II muso, meno lungo del cranio, è appunfito e con canna nasale rettilinea. Gli assi cranio facciali sono un po’ convergenti.
Occhi: di colore ocra carico, ben aperti e rotondeggianti.
Orecchie: triangolari, corte, erette e rivolte in avanti.
Collo: sempre eretto e lungo quanto la testa.
Tronco: quadrato, con profilo dorsale rettilineo e garrese prominente. II torace disceso ha le costole ben cerchiate.
Arti: in appiombo e paralleli fra di loro, hanno piedi ovali e si muovono, in ogni tipo diandatura, con passo ampio e senza saltellare.
Coda: inserita sulla linea della groppa, è portata sempre arrotolata sul dorso.
Mantello: di pelo folto, molto lungo, dritto, mai cadente e di tessitura vitrea cheavvolge il tronco come un manicotto. II colore è bianco, rosso o champagne, che comunque non è desiderato.

Origini
Si è pensato che il volpino italiano possa derivare dalle varietà di formato ridotto dello spitz tedesco. La verità è ben altra. La popolare razza italiana aveva una sua stabilità di caratteri in tempi in cui quella germanica era ancora in evoluzione. Lo testimoniano gli esemplari che vissero nelle case sie nelle strade. Alla fine dell'800 zoologi e naturalisti, studiando i reperti fossili di animali vissuti nella tarda età della pietra conclusero che i nostri antenati già erano provetti allevatori anche di cani. Avevano infatti ottenuto, accanto a molte razze di bue, pecora e maiale, cani dalle forme stabili, fra i quali anche di tipo spitz. Si trattava di cani che, del resto, non erano presenti unicamente nell'Europa centrale, ma anche nell'area mediterranea. Terracotte micenee del 1200 a.C. ne sono la prova. II piccolo spitz tedesco e il volpino, dunque, hanno in comune solamente il progenitore preistorico.


Curiosità
Si dice, ma di questa circostanza si sa poco, che Michelangelo affrescò la Cappella Sistina mentre un volpino lo guardava ammirato da sotto in su. La regina Vittoria ne ricevette due in regalo durante un viaggio a Firenze e li portò a Buckingham Palace. Veniva chiamato, anche, il "cane di Firenze" perchè era molto diffuso in Toscana dove accompagnava, vigilante sui loro carichi, i birrocciai che sonnecchiavano a cassetta. A Roma era conosciuto con il nome di "cane del Quirinale", non perché fosse di casa nel palazzo dei papi, prima, e dei re poi, ma perchè era il compagno di gioco dei bambini nelle vie del vecchio centro. Questi aneddoti rispecchiano tutta la sua personalità. La piacevolezza dell'aspetto che ha conquistato artisti e famosi personaggi. La capacità di vigilare sui beni dei compagni e la prontezza a dare l'allarme quando avverte un pericolo. La giosità e l’allegria nei suoi rapporti con l’uomo e i bambini in particolare. Da buon spitz è autonomo e indipendente come conseguenza di una docilità limitata, ma rispetto ad altri è molto più socievole. II temperamento, la curiosità, la vigilanza e la possessività al massimo livello ne fanno un cane allarmista, ma anche capace di fare sentire sugli intrusi i suoi aguzzi canini. La tempra, appena al di sopra della media, rafforza la sua sensibilità al pericolo. Il coraggio molto pronunciato è sorretto da aggressià e combattività notevoli.


Un piccolo amico di allegria contagiosa
Non è un musone che se ne sta all'angolo rimuginando chissà cosa ma è sempre in cerca di compagnia: soffre la solitudine e più che di cure e attenzioni di vario genere ha una necessità quasi fisiologica di sentirsi importante. Esprime la sua gioiosità stirando le labbra come in un sorriso, girando su se stesso mentre si erige sulle sue zampe posteriori e fa parecchi passi come se volesse imitare l'uomo. È ubbidiente nella misura in cui si convince che debba esserlo: con un volpino bisogna sapere ragionare e capirne le diverse espressioni. È loquace, forse un po' troppo. Se si vive in un condominio i suoi abbai potrebbero far nascere problemi con i vicini. Abbaierà in modo insistente con qualche acuto rabbioso se viene isolato. Per poterlo lasciare solo in casa, sarà necessario abituarlo gradualmente in modo che non si senta abbandonato quando non può stare insieme ai suoi compagni. Se i suoi abbai sono preceduti da un gorgoglio in gola e si allargano in uno squillo, vuole avvertire di una presenza estranea che non lo convince. Anche per tale motivo sarà un buon compagno delle persone anziane che vivono sole.


La testa sembra uscire da un manicotto di pelo
La sua testa a punta, ravvivata da uno sguardo sempre attento e vispo, deve apparire come se uscisse da un sontuoso manicotto di pelo. Per conservare questo aspetto singolare e piacevole il pelo deve essere curato con molta attenzione in modo che, da una parte, non perda la tessitura vitrea e, dall'altra, non si afflosci sulla schiena. Ogni giorno il mantello deve essere spazzolato contropelo in modo che si mantenga rigido e sollevato. E preferibile usare una spazzola con denti metallici e il pettine soltanto per sciogliere i nodi che si possono formare fra pelo e sottopelo. Nel periodo di muta, il pelo morto deve essere strappato a mano per favorirne la caduta. Bisogna pulire bene gli occhi, spesso lacrimosi.

Vive più di quindici anni
La sua ottima salute e provata dalla longevità. Gli esemplari che superai quindici anni di vita non sono rari. Si registrano anche casi di volpini vissuti sino all'età di ventidue anni. È di buon appetito senza che vi sia pericolo di obesità perchè è iperattivo e non si lascia prendere mai da angosce e ansietà. È ovvio che dovrà fare buone passeggiate, non solo per un sano esercizio fisico, ma anche per ossigenare la sua bella e folta pelliccia.


La razza sopravvive per merito degli stradaioli
Più volte alle stelle, riverito e curato in case nelle quasi era un piccolo signore, e altrettante volte nella polvere, quella delle strade nelle quali è vissuto e si è moltiplcato allo stato quasi di erraticità, ruzzando con i bambini fra i bassi dei rioni suburbani o nei casolari di campagna, dove faceva da svegliardino ai più grossi cani da guardia. In queste condizioni, come razza si poteva dire scomparsa: agli inizi degli anni '70 non risultava registrato più alcun esemplare nei libri genealogici dell'Enci, segno questo che non veniva più allevato. Era stato soppiantato da piccoli cani di razze straniere: prima, dal francese barboncino, dopo, dall’inglese Yorkshire terrier. Per evitare che in futuro potesse essere ricordato soltanto nei libri di storia naturale o di cinologia , l'Enci organizzò allora alcuni raduni nei quali affluirono i volpini stradaioli che hanno ridato ossigeno alla razza che così potè dimostrare la propria vitalità genetica, pagando, però, il prezzo della scomparsa della varietà ammantata di pelo rosso.


Testo e disegni tratti da "Le schede di Quattro Zampe".

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